10 motivi per andare a Santa Caterina (e dintorni) fuoristagione
10. Godersi le calette di Torre Uluzzo come se non ci fosse un autunno. Alcune, le migliori e più difficili da raggiungere, anche nel clou di agosto sono quasi deserte. A settembre sono un paradiso terrestre; la costiera che si fa isola; la gioia più grande di chi sa portarsi dietro abbastanza panini. Eppure, ancora oggi, pochissimi hanno una fidanzata abbastanza sportiva (o sacrificabile) da potersi permettere una discesa così selvaggia.
Bagnini di noi stessi, evitando per un giorno gli infradito, prendiamo per mano coraggio e fidanzata e scendiamo come stambecchi (chi la fa l'aspetti, purtroppo) la ripida parete - solcata da un incertissimo sentiero - che sola ci separa dall'acqua più fresca e pulita dell'anno. Ne vale davvero la pena. Forse, riguardo alla fidanzata, se poi scappa, non tanto.
9. I baretti costieri, fra le pinete e gli scogli. Dunque, fra palco e realtà. Quello che domina gli ampi stralci di abusivismo condonato di Torre Uluzzo è anche il più frequentato e trendy. Nelle splendide giornate infrasettimanali di settembre, però, non sperate nel classico cocktail e panino di agosto: un severissimo custode indiano, seduto a braccia conserte, scuoterà il capo ad ogni vostra richiesta di accoglienza, anche la più supplichevole. “Solo venerdì, sabato e forse domenica”, sarà il responso di questo oracolo dalla pelle scura, ma che conosce perfettamente le keyword del dialetto neretino.
8. Guardare Gallipoli, da lontano, al tramonto, senza essere a Gallipoli: senza essere nel traffico di Gallipoli, senza dover effettuare ordinazioni ai camerieri di Gallipoli. Dal lungomare di Santa Caterina, il sole che si riflette nei vetri del mostro paesaggistico del grattecielo, fin quasi ad annullarlo. Le frise che non si lasciano attendere, mentre l’allegra community dei podisti della zona suda tutta intorno a voi. Uno spettacolo straordinario.
7. La comunità locale di giocatori di backgammon. Stretti ai tavolini del bar di Santa Caterina intitolato alla perla scaramazza (che dà il nome pure allo stile architettonico secentesco più diffuso nel Salento), danno svariati punti in eleganza anche ai più prestigiosi scacchisti di Pisignano (sede dell’Accademia Salentina degli Scacchi). E’ possibile avvistarli nelle ore fresche del tardo pomeriggio, mentre si scannano al tavolo da gioco, fra una telefonata in perfetto inglese oxfordiano e l’altra. Tutto il mondo è frazione.
6. La croce dei lucchetti fra Santa Maria al Bagno e Santa Caterina. Insieme momumento religioso e baluardo contro il cinema trash per teenager, questa croce ospita il risultato di anni di amori locali finiti male. In opposizione alle promesse di amore eterno dei lucchetti ormai tradizionali, questi esprimono nient’altro che la speranza che un amore appena finito, sia finito per sempre. Da qui le castime, le accuse, gli auguri di morte a pennarello che li decorano.
5. Il podismo. Non c’è un altro luogo nel Salento, neanche i campetti del Coni di Lecce in via Frigole, in cui sia così sentita la pratica della corsa. Solo, al contrario di quanto avviene presso i suddetti campetti, frequentati perlopiù da nazi-vecchini in perenne stato di agitazione (non sia mai invadiate loro la corsia), qui tutto è un fluire soave di bellezze in body tecnici. Non solo profumatissime anche nel momento dello sforzo estremo, ma anche gentilissime, sempre pronte a darti una dritta sulla corretta postura da mantenere. Qualche volta, anche l’amicizia su Facebook. A settembre, la temperatura ideale per essere alla loro altezza.
4. L’amicizia della benzinaia all’incrocio con la strada per Porto Selvaggio. E’ sempre stupefacente notare come una pompa di benzina dotata di così avveniristiche tecnologie sappia essere anche così all’antica, coi piedi per terra, competente nella manutenzione delle automobili. Probabilmente, l’ultima vera benzinaia salentina. Fuoristagione, sono preziose le chicche di filosofia di vita che concede agli automobilisti meno frettolosi.
3. Trovare sempre parcheggio. Come corollario, essere il parcheggiatore abusivo di se stessi, e premiarsi con un caffè in ghiaccio in più per il tempo risparmiato.
2. Il telelavoro costiero. Per i fortunati che possono permettersi di lavorare da casa, perché non rendere la propria casa temporanea questi scogli? In pochi altri posti si può stare così a contatto col mare, in tanta solitudine, e con tanta ottima copertura di rete.
1. Abusare delle calate e delle spiaggette dei circoli nautici. Presidiate da burrachisti dai costumi dai colori severi per tutti luglio e agosto, in settembre vivono ciclicamente una seconda giovinezza fatta di allegri e giovanili sconfinamenti. Particolarmente comoda quella appartenente al circolo filo-galatinese.
















