10 motivi per visitare Gallipoli

10. La scoperta gastronomica degli zozzoni gallipolini. I fast food del centro jonico, ambulanti solo nominalmente (guai a toccare a ciascuno di loro il piccolo feudo marciapiedale, conquistato dopo lunghi anni di patatine sempre meno rifritte, clienti sempre più soddisfatti, bambini sempre più sorridenti), sono da sempre disposti sul rettifilo del lungomare Galilei. Questi zozzi e queste zozze hanno ridefinito per sempre, con la forza della qualità e della relativa professionalità, il concetto di baracchino dei panini. Nulla è stato più lo stesso, dopo di loro, e tutti i loro colleghi salentini li hanno presi come punto di riferimento. L'autorità spirituale che tutti li governa è proprio di fronte all'ingresso del lido più storico di Gallipoli. E' l'unico che presenta solo salumi firmati e un "privè" alberato in cui - eresia, in principio, ma ormai abitudine di altri - ordinare al tavolo. E' anche e soprattutto grazie ad esercizi di stile come questo che Gallipoli è potuto assurgere, nel corso degli ultimi 10 anni, a capitale mondiale degli zozzi, superando, per alcuni, perfino i lungotevere romani.

9. Il monumento al riccio del Rivellino. E' talmente quintessenzialmente brutto, che i suoi aculei scultorei formano quasi una barriera protettiva contro ulteriori sfaceli pseudo-artistici. Forse, quel riccio è da solo le colonne d'Ercole del cattivo gusto urbanistico-architettonico del recente passato gallipolino: "acciò che l'uom più oltre non si metta", parafasando Dante. Per chi non è abbastanza una scultura marina di pochi metri cubi, dia comunque un'occhiata al grattacielo di poco più in là.

8. L'apertura mentale. Non è un caso se solo una piccola metropoli vacanziera come Gallipoli risulta, in ambito nazionale e internazionale, una delle mete preferite della comunità omosessuale (soprattutto quella maschile). Nel tratto di costa baciato dallo scirocco (quando quasi ovunque il mare è mosso), fra gli albergoni de li Foggi e la Torre del Pizzo, provate anche voi a tuffarvi nel variopinto mondo di questi teneri gay. Occhio solo molto alle pinete all'imbrunire.

7. La forma delle tele della cattedrale di Sant'Agata. Non c'è niente di più curioso della forma che hanno saputo assumere questi dipinti che, non potendo essere affidati alla tecnica dell'affresco per via dell'elevata umidità delle pareti che li avrebbero ospitati, sono stati realizzati tutti su tela. Ma a forma di pennacchio, di vela, di trapezi dai più perfetti ai più scaleni. La gioia della capacità dell'adattamento in mostra. Anche quando si tratta di iconografia sacra.

6. Le spugne marine naturali del mercato del pesce. Durano poco, hanno la fedeltà di un animale domestico di basso profilo, ma sono comunque talmente belle e porose che non potranno non fare la loro porca figura nel bagno di casa vostra. Magari accanto a qualche pupazzo di Spongebob che i vostri bambini affiancheranno loro in segno di sfida, persa in partenza dallo spigoloso cartone animato.

5. Le lezioni di guida motociclistica dei gallipolini. A qualunque ora del giorno e della notte è possibile osservare, con fare fra l'etologico e il preoccupato, il comportamento scooteristico degli abitanti di Gallipoli. E' un documentario bello pronto per qualunque programma tematico sulla fauna selvatica volesse interessarsene. Quand'anche lo scooterista in questione fosse da solo, in sella, comunque un piedino ritorto sulla pedana; una mano allo smartphone incessantemente aperto su Facebook; un cappello con visiera in luogo del casco (ritenuto grave segno di debolezza, a tratti di omosessualità latente), rivelano subito l'origine controllata del conducente.

4. Essere parente di un ristoratore di qualità. Un antichissimo e consolidatissimo sistema parafeudale di raccomandazioni e "scelte" sulla materia prima, rendono un'impresa per pochissimi eletti mangiare al massimo delle possibilità in un qualunque ristorante gallipolino degno di nota. Il problema può essere facilmente risolto imparentandosi con uno dei titolari.

3. Lo struscio sui moli privati più blasonati. Non ci sono altri attracchi diportistici, nel Salento, che possano dare simili soddisfazioni al passante, come quelli che hanno reso il cotè nord della darsena di Gallipoli una piccola succursale di Montecarlo. Naturalmente, fatte le dovute proporzioni in fatto di puzza di pesce. Imbarcazioni faraoniche, fino a 30, 40 metri di lunghezza, fanno sognare tutti, dai semplici curiosi privi anche della speranza di cenare al ristorante annesso (carissimo), fino ai proprietari di barche da 15 metri in giù che, altrove, guardererebbe pressocché chiunque dall'alto in basso.

2. Pranzare da mia nonna (geolocation nascosta).

1. Il bagno, al mattino presto, dalla spiaggetta del seno della Puritate. Forse la spiaggia libera più affascinante del Salento, è meta fissa di sole due categorie di persone (peraltro, a orari inconciliabili col resto del pubblico): i veri popolani e i veri aristocratici. Giovani e belle discendenti di casati con diverse cariatidi sulla facciata del palazzo, pochi metri più in là, convivono alla Puritate con i più ardimentosi figli di scaricatori di porto. Che, almeno in queste occasioni, sanno far mostra di tutto il loro charme più nascosto.