10 motivi per visitare Castro Alta
Di Giovanni De Stefano
10. Le straordinarie, infinite possibilità offerte dal semplice people-watching dei residenti nel centro storico. Accomodatevi su una delle panchine, fra l'altro recentemente rinnovate, con tanto di stemma civico intarsiato. E osservate usi e costumi anni luce dai vostri, pure se siete nati e cresciuti a Lecce o a Maglie. Va bene anche senza audio, per carità: non a tutti è dato di poter entrare nei meandri della mente delle protagoniste assolute della vita mondana della piazza di Castro Alta, comprendendone il dialetto (strettissimo e farcito di continui neologismi). La leader spirituale, è presto detto, è Nunziatina, ancora fiera bellezza locale, titolare di bancarella della frutta in pensione. La trovate tutti i pomeriggi dinanzi alla Chiesa Madre, intenta a demolire qualche vicina di casa. E' qualcosa di più della coscienza del luogo: ne è l'anima. Mimica e look inclusi.
9. La vista dai belvedere. Fate pure a meno di quello "classico" che, per via del fatto di essere l'unico ad essere beneficiato da un'indicazione stradale ufficiale, beneficia spesso di una piccola folla di turisti e del relativo chiasso. Perdetevi, piuttosto, nelle viuzze del borgo che si dipartono da dietro la ex-Cattedrale, fino a sporgervi, facendo un po' d'attenzione, dalle balaustre che danno sulle ultime rovine del vecchio Castello ancora non toccate dal restauro. E, naturalmente, sul verde degli ulivi e sull'azzurro del mare Adriatico da cui Enea - secondo Publio Virgilio Marone - vide spuntare il frontone di un tempio di Minerva. Che, nella fattispecie, vi spunta giusto dietro le orecchie, in una tenerissima, raffazzonatissima versione in legno.
8. Le terrecotte delle botteghe artigiane. Immancabile il geco, simbolo della svolta dell'artigianato di Castro e conferma tangibile del suo successo di mercato. Sottoforma di calamita da frigo, fino all'immancabile adesivo da auto - che identifica ovunque, nel mondo, l'appassionato di Castro, come un tempo quello del Gibò identificava l'appassionato del Salento turistico prima versione - ce ne sono di tutti i colori e di tutte le dimensioni. Ma sono ormai culto anche gli alberi di ulivo da comporre foglia dopo foglia, rametto dopo rametto. Tutto in terracotta dipinta a mano, s'intende.
7. La partecipazione congiunta della gente del luogo e dei turisti alle Sante Messe, officiate nella Chiesa Madre. Sono talmente di grido che, la domenica, è praticamente impossibile trovarvi un posto a sedere, al punto che un prolungamento "virtuale" della navata centrale trova posto sul breve sagrato fuori dal portale. La Messa si segue anche così: dalla strada, ma ugualmente concentrati sull'omelia come il primo dei fedeli della prima fila di banchi. E ugualmente cantando.
6. Fare la conoscenza di Raffaele Capraro, l'edicolante-pittore. Di giorno impeccabile distributore di ogni rivista possibile e immaginabile, al punto che le richieste dei turisti che cominciano con "ha per caso...", trovano tutte una secca risposta, prima ancora che si sia finito di formularle: "ce l'ho". Di sera, espositore indefesso della sua mostra mercato permanente nell'ex palazzo vescovile (dell'epoca in cui Castro era ancora diocesi). Dipinge di tutto, dai paesaggi marini e contadini alla parte più succulenta del suo repertorio iconografico: i ritratti formidabili dei volti dei suoi compaesani.
5. I gerani. Da quando i primi pezzi del centro storico hanno cominciato ad essere ripresi e ristrutturati dai nuovi o vecchi proprietari, il rinascimento architettonico è andato di pari passo col pollice verde degli abitanti, che siano semplici villeggianti o che siano più stanziali. Non c'è minuscolo parapetto o finestrino che non sia arditamente colorato dal verde delle foglie e dai rossi e rosa delle corolle di centinaia di fiori: e quei bianchi di intonaco che fanno da sfondo rendono questo micro-paesaggio urbano una mecca dei fotografi amatoriali che vengono nel Salento a passare le foto vacanze. Chi ha il potere di risolvere le diatribe popolari sul balcone più fiorito? Il Sindaco di Castro in persona che è solito inviare direttamente alla padrona di casa dal pollice più verde lettere ufficiali di galanti complimenti.
4. L'allestimento dei palcoscenici di festa. Non c'è tramonto, almeno nel mese di agosto, che non sorprenda chi passi per Castro per la laboriosità degli allestitori di almeno un palco per un concerto, una recita dialettale, una premiazione culturale. Senza nulla togliere agli eventi poi effettivamente ospitati dalla città, a volte lo spettacolo maggiore è fornito proprio dalla serie di operazioni, di clamori, di minacce reciproche, di accordi e disaccordi messi in scena dalle maestranze che rendono possibili quelle manifestazioni. Anche se siete a cena altrove, e tornata dal mare passando per il centro, fermatevi a guardarle.
3. Tutti gli altri riti della giornata di Castro Alta. Se vi passate almeno una notte, non potete non sorridere dell'immancabile risveglio forzato ad opera del canto insistente di un venditore di frutta e verdura, o della litigiosità fra una o più commari che si contendono il titolo di madre dalla figlia meglio cresciuta o di titolare dei gerani più sani (v. punto 5). A orari impensabili, talmente impensabili che vi ci abituerete subito. Tanto, non avete altra scelta.
2. Un vero e proprio oggetto di culto: la scritta minacciosa di una delle suddette commari che, volendo incutere timore ai malintenzionati, ma al tempo stesso risparmiare sull'abbonamento ai servizi della polizia privata, ha esposto un cartello sulla sommità della porticina-finestra della sua abitazione, nella via principale del Borgo. "Questa abitazione è dotata di fotocamera esterna". Nient'altro: né la "fotocamera" in questione (una sorta di autovelox artigianale? o voleva dire videocamera?), né tantomeno una qualunque apertura che possa simularne la presenza. Dolcissima ingenuità di una popolazione che fa i conti con la modernità, ma solo a modo suo.
1. Una volta ancora, e con più concentrazione, guardare il mare senza toccarlo, ma da tutte le direzioni e da tutti i punti di vista possibili. Dall'alto delle terrazze dell'antico castello, o in mezzo ai legni malconci di una vecchia palizzata. Dall'alto. In un'epoca in cui, per forza di cose, anche il mare si consuma in un mordi e fuggi imperituro, come se non fosse altro che una pietanza tipica massificata, è una piccola grande lezione di vita e di turismo da contemplare e fare propria, almeno fino a che qualche nuova invenzione della tecnica (teletrasporto?) non renderà impossibile o obsoleto anche questo gioco a nascondino con l'infinito.
















